La frase d'apertura più famosa d'Italia fu scritta proprio su questo tratto d'acqua. «Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno»: il ramo del lago che piega verso sud. Generazioni di scolari italiani sanno recitare quello che segue, che lo vogliano o no, perché il romanzo che quella frase apre è quello che quasi ogni italiano studia a scuola, di solito due volte.
Have You Been Told About Lake Como?
Quel ramo del lago
Il romanzo è I promessi sposi, e le sue prime pagine nominano a malapena una persona. Alessandro Manzoni dedica le prime pagine alla semplice descrizione del lago: le montagne che lo chiudono, il ramo che piega verso Lecco, i paesi sgranati lungo la riva. Solo quando la geografia è sistemata introduce don Abbondio, un timido curato di paese che torna a casa al tramonto, e i due uomini armati che lo aspettano sulla strada. Sono al servizio di don Rodrigo, il signorotto del luogo, e il loro messaggio è breve: non deve celebrare le nozze che ha promesso di celebrare, quelle della giovane coppia formata da Renzo e Lucia, o se ne pentirà. Una storia d'amore, insomma, che comincia come una storia su chi può dire di no al potere, e chi no.
Quella domanda attraversa tutto il libro. Renzo e Lucia sono popolani, lavoratori della seta quasi privi di peso sociale, contro un nobile capace di piegare un prete con una minaccia e un magistrato con una bustarella. Seguono la fuga, la prigionia, la rivolta nelle strade di Milano e, peggio di tutto, la peste che travolse la città nel 1630, descritta con un dettaglio così ravvicinato e fisico da turbare ancora i lettori due secoli dopo. È la fede, più del coraggio, a portare la coppia attraverso gran parte di tutto questo. Quando Manzoni scriveva, la Lombardia stessa era sotto dominio straniero, prima spagnolo, ai suoi tempi austriaco, e ai lettori del 1827 non costava alcuna fatica leggere nei soprusi di un nobile del Seicento contro due popolani indifesi una storia anche sul proprio secolo.
Manzoni, del resto, fece qualcosa di più singolare che scrivere un romanzo amato. Quando lo cominciò, l'Italia non esisteva ancora come Paese: la penisola era un mosaico di regni e piccoli Stati i cui dialetti a stento si capivano tra loro. Scelse come modello il fiorentino della Toscana e, insoddisfatto del primo tentativo, passò anni a riscrivere in quella lingua l'intero romanzo, una fatica che descrisse una volta come risciacquare i panni in Arno. Il libro riscritto insegnò agli italiani, di fatto, come dovesse suonare la loro lingua scritta.
Giuseppe Verdi, che lo venerava, scrisse la sua Messa da Requiem per il primo anniversario della morte di Manzoni, avvenuta nel 1873.
Il lago stesso chiude ogni contesa su a chi appartenga meglio di quanto possa mai fare il campanilismo. Con la sua forma a Y rovesciata, il lago scende verso sud come un'unica lunga distesa d'acqua fino a Bellagio, dove si divide in due rami, uno che termina a Como, l'altro a Lecco. La frase d'apertura di Manzoni descrive il ramo di Lecco, eppure persino lui lo chiamò «quel ramo del lago di Como». Il lago di cui scriveva davvero è l'intera distesa: le montagne che lo racchiudono da ogni lato e la luce sull'acqua che da secoli attira gente sulle sue rive.
Due secoli dopo, chiunque sia stato su quella riva all'ora giusta capisce esattamente perché cominciò da lì.



